TARASSACO

Fra le erbe selvatiche più conosciute e più facilmente reperibili nei campi e nei prati, prima ancora dell’inizio della bella stagione, merita un posto di primo piano il tarassaco o dente di leone (in dialetto “dent de cagn”), noto pure come pisciatello o soffione. Il dente di leone vegeta molto bene ovunque, sia nei luoghi umidi che in quelli aridi, nelle zone di mare e in quelle di montagna (fino a circa 2.000 m); lo troviamo persino nei parchi e nei giardini delle città! Questa preziosa pianta è davvero la regina delle insalate: chi di noi non è andato, almeno una volta, con borsa e coltello, ai bordi dei campi o lungo i sentieri fuori città, a raccoglierne qualche cesto, generalmente assai prima di vederlo sbocciare in tutto lo splendore dei suoi vivaci capolini color del sole? È impossibile non notarlo, a primavera, quando forma delle macchie gialle compatte nei prati verdeggianti di tenera erba o, all’inizio dell’estate, quando fruttifica in una palla piumosa, con i semi che si staccano ai soffi del vento e vanno a perdersi lontano, assicurando così la continuità della specie… Ma questa pianta (che meriterebbe un angolo anche nel nostro orto) è deliziosa, consumata cruda in insalata, solo quando le sue foglie sono molto tenere, meno quando è fiorita perché acquista un sapore molto più amaro. Il tarassaco è conosciutissimo dalla medicina popolare, ma anche le più aggiornate ricerche scientifiche hanno convalidato la fama legata alle sue numerose proprietà. I numerosi principi attivi del tarassaco, come pure le sue proprietà terapeutiche, erano noti fin dall’antichità e la medicina popolare ne sfruttava, in particolare, le notevoli proprietà diuretiche. Tuttavia il tarassaco attraversò un lungo periodo di scarsa considerazione da parte della ricerca e della terapia medica ufficiale, benché abbia sempre continuato a guarire, in via ufficiosa, i malati. All’inizio del secolo XX esso venne improvvisamente riabilitato, in particolare negli anni ’30 e ’40 allorché, presso la Facoltà di medicina dell’Università di Perugia, furono accertate in via definitiva le sue proprietà colagoghe.
Note botaniche Il tarassaco (Taraxacum officinale) è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Composite. Il fusto (peduncolo) è eretto, liscio e cavo ed emette un latice amaro quando viene spezzato. Le foglie, riunite in una rosetta basale, sono folte e aderenti al suolo, oblunghe e più o meno incise. I fiori, color giallo vivo, sono ligulati, a forma di grande capolino. I frutti sono acheni ovoidali, sormontati da lunghi filamenti recanti sulla cima un pappo candido e piumoso. La grossa radice a fittone è latticifera, bruno-nerastra, biancastra al taglio ed ha un sapore amaro.
Proprietà terapeutiche e usi Il tarassaco appare sulla scena proprio quando il nostro corpo ha bisogno di far pulizia delle tossine accumulate durante l’inverno. I suoi principi attivi, essendo degli ottimi depuratori dei veleni immessi nel sangue, ci rimettono in grado di affrontare un nuovo anno biologico in perfetta forma. a questo scopo, sono utili sia la radice, sia le foglie e i fiori; questi ultimi sono stati, ultimamente, apprezzati per il contenuto di carotenoidi, precursori della vitamina a, ma anche il loro polline merita tutta la nostra considerazione essendo ricco di sostanze batteriostatiche. Le foglie si possono anche cuocere, però a vapore e a fuoco lento, usando pochissima acqua (mai con la pentola a pressione!). In ogni caso, l’acqua di cottura non va mai buttata, in quanto può costituire un ottimo decotto depurativo, se bevuta nella dose di un litro al giorno. Ma è senza dubbio la radice la parte più importante del tarassaco, in quanto molto ricca di principi alimentari e medicinali. Quando i fiori sono ormai diventati soffioni, preferibilmente all’inizio dell’autunno (settembre è il suo mese balsamico), essa va raccolta, mondata dalle radichette secondarie e dalla terra, tagliata a fette e fatta essiccare al sole, per poterla poi utilizzare nei mesi in cui non si dispone della pianta fresca. attualmente il riconoscimento delle numerose virtù medicinali di tutte le parti del tarassaco è diventato così importante, che viene chiamata tarassacoterapia ogni terapia facente ricorso a questo “toccasana di primavera”. Questa cura, che in primavera va fatta con la pianta fresca, riesce a dare risultati positivi sia sull’abbassamento del colesterolo nel sangue (in virtù dell’ aumentata produzione ed eliminazione della bile), sia nelle predisposizioni ai calcoli renali (grazie al suo potente effetto diuretico). Il tarassaco, però, non esercita il suo benefico influsso solo sul fegato e sui reni, ma anche sul funzionamento di tutti gli apparati del corpo umano perché riesce a provocare dei cambiamenti positivi nei liquidi biologici (sangue, linfa e liquido contenuto nelle cellule) e nelle malattie degenerative delle articolazioni (artrosi in particolare); in ogni caso, la terapia deve essere costante, anche perché la cura delle malattie croniche richiede tempi lunghi. La pianta è molto ricca di vitamine e di sali minerali; i suoi principi amari, come la tarassicina (nella radice), oltre a farne un ottimo epatoprotettore, esercitano anche un’azione stimolante e regolatrice dello stomaco, del pancreas e dell’intestino durante tutto il processo digestivo. Il decotto di tarassaco è lassativo e purgante ed è perciò coadiuvante nel trattamento dell’obesità. Ha, inoltre, la virtù di rendere la pelle più luminosa e splendente e, lavandosi mattina e sera per alcune settimane con la sua acqua, si possono anche attenuare le efelidi del viso. La tarassacoterapia contro la stitichezza prevede di assumere almeno un litro e mezzo di decotto al giorno per la durata di trenta o quaranta giorni. Durante il periodo della fioritura, inoltre, sarebbe opportuno che i diabetici masticassero gli steli crudi (sei-sette al giorno) del dente di leone; questa cura è utile anche contro le coliche epatiche. I fiori ancora in bocciolo si possono conservare sottaceto per sostituire i capperi. Le radici si possono tostare per ricavarne un surrogato del caffè. Il decotto di tarassaco si prepara facendo bollire per 15 minuti in un litro d’acqua 4-5 cucchiai di radici. Si lascia riposare almeno un’ora, poi si filtra e se ne beve una tazza prima dei pasti, mattina e sera, per almeno venti giorni. Un efficace succo diuretico si ottiene raccogliendo una buona quantità di foglie e radici fresche, ripulendole bene e strizzandole con un tovagliolo pulito. Il succo si può addolcire con un po’ di zucchero; si beve a cucchiaini nella dose di 20-30 g al giorno.