Soste e ancoraggi in progressione in cordata

Le soste
Partiamo innanzitutto dal presupposto che su ghiaccio “E’ IMPORTANTE NON CADERE”. E’ un’affermazione che può forse sembrare banale, ma che riteniamo invece giusto sottolineare visto il crescente aumento del numero di incidenti di questo tipo, aumento forse derivato anche dal fatto ché molti ghiacciatori provengono dall’arrampicata in falesia, dove cadere è un’esperienza quasi normale che solitamente non comporta gravi rischi. Su ghiaccio è invece meglio evitare questa evenienza, per svariati motivi, dovuti sia all’aleatorietà di certe protezioni, alla conformazione stessa del ghiaccio,ed al potenziale pericolo rappresentato da piccozze e ramponi, ecc.

Dove attrezzare le soste

La sosta va costruita di lato rispetto alla linea di salita del primo di cordata per evitare che il ghiaccio che può staccarsi durante la progressione possa colpire chi assicura e la sosta stessa. La sosta va posizionata al riparo dai pericoli oggettivi (come stalattiti sospese, sporgenze, tetti, ecc) ed in posizione comoda per riposare gli arti inferiori. Il ghiaccio deve essere compatto per rendere la chiodatura sicura. Dove è possibile, è bene attrezzare la sosta su roccia o sfruttare eventuali alberi o mughi ai bordi della cascata stessa. Chiodi da roccia, nuts e friends devono far parte obbligatoriamente del materiale in dotazione alla cordata.

Costruzione della sosta

La sosta deve essere costruita con almeno due punti a cui ancorarsi; due chiodi, un chiodo ed una clessidra ecc. La scelta di affidarsi a due o più ancoraggi dipende dalle caratteristiche di tenuta ed affidabilità di ogni singolo ancoraggio (compattezza del ghiaccio). I chiodi vanno posizionati in verticale uno sull’altro, distanziati tra loro di almeno 40 cm, e vanno uniti da un cordino (Ø 7÷9 mm) collegato in modo fisso o mobile a seconda dei casi, per garantire un equa ripartizione del carico. Allo scopo, si possono utilizzare anche i cordini in kevlar e le fettucce già preparate. Posizionando correttamente i chiodi, l’angolo formato dai due rami di cordino provenienti dai chiodi stessi sarà molto piccolo, quindi il carico applicato al vertice del triangolo verrà diviso in parti uguali su ogni ancoraggio senza sollecitare inutilmente gli ancoraggi stessi con componenti orizzontali di forza troppo elevate. Infatti, l’aumento della distanza orizzontale tra i due chiodi fa crescere l’angolo tra i due rami, con la conseguenza negativa di aumentare il carico su ogni singolo ancoraggio a causa dell’aumento della componente orizzontale di forza. Chi assicura si collegherà al vertice del triangolo posizionandosi più in basso, ad una distanza tale però da ridurre il più possibile il sollevamento.

Vediamo ora come utilizzare il cordino di collegamento: Vi sono tre possibilità per creare la sosta: con ancoraggio mobile, semimobile o fisso. In dettaglio nel seguito sono illustrati i pregi e i difetti dei tre sistemi.

Collegamento mobile  Pro: distribuisce il carico equamente su tutti i punti che formano la sosta, anche se cambia la direzione del carico, ed anche in caso di ribaltamento verso l’alto per effetto di un volo del capocordata dopo aver piazzato almeno una protezione intermedia, il carico rimane equamente ripartito. Contro: in caso di fuoriuscita di uno dei due ancoraggi, l’altro per effetto dell’allungamento del cordino subisce un ulteriore strappo. In caso di rottura del cordino (es. caduta pietre) la sosta è totalmente compromessa. Utilizzo: Nel caso si decida di assicurare il primo di cordata direttamente alla sosta è il collegamento più consigliabile.Il nodo del cordino, va posizionato sul ramo corto del triangolo.

Collegamento semimobile  Pro: equa distribuzione del carico sui singoli ancoraggi anche se cambia leggermente la direzione di carico, ma solo se la trazione avviene verso il basso. Riduzione dell’ulteriore sollecitazione dell’ancoraggio che rimane, nel caso ne cedesse uno dei due. In caso di rottura di uno dei due rami del cordino sopra i nodi, la sosta non viene compromessa. Contro: Nel caso di ribaltamento della sosta verso l’alto il carico viene generalmente applicato solamente all’ancoraggio più basso. Utilizzo: Sistema valido come collegamento per le soste su ghiaccio, dove normalmente si utilizza l’assicurazione ventrale. Nel caso di volo del primo, l’eventuale ribaltamento della sosta avviene in modo meno violento rispetto all’assicurazione al vertice della sosta. Va costruito con l’accortezza di tenere i nodi sul cordino vicini al vertice del triangolo.

 

Collegamento fisso Pro: In caso di fuoriuscita di un ancoraggio si annulla lo shock causato dall’allungamento del cordino (non possibile). In caso di rottura del cordino di collegamento la sosta non viene totalmente compromessa. Contro: nel caso di ribaltamento verso l’alto il carico viene generalmente applicato solamente all’ancoraggio più basso. Nel caso variasse la direzione di tensione del carico, esso andrebbe a gravare solamente su di un ancoraggio. Il nodo al vertice del triangolo va effettuato tenendo conto della direzione dell’eventuale strappo verso il basso. Utilizzo: Va altrettanto bene come il collegamento semimobile per attrezzare le soste su ghiaccio, anche se non è facile ottenere un equa tizione del carico sugli ancoraggi. Utilizzato anche per attrezzare le corde doppie.

 

 

Corretta infissione di un chiodo

Scelta la posizione, prima di iniziare l’avvitamento del chiodo è bene ripulire la superficie di ghiaccio nel punto prescelto, eliminando la crosta inconsistente, per facilitare l’infissione del chiodo stesso e per trovare ghiaccio più solido. Il chiodo va orientato leggermente verso l’alto rispetto alla perpendicolare della superficie del ghiaccio e deve essere infisso sino all’anello, evitando così pericolosi bracci di leva. Per attrezzare la sosta è bene utilizzare viti da ghiaccio lunghe almeno 18-20 cm.

 

CHIODATURA

La chiodatura durante la progressione è uno dei momenti più delicati e difficili della salita, perché si è costretti ad abbandonare uno dei due attrezzi per liberare una mano e chiodare. Sino a pochi anni fa era in uso appendersi alle piccozze con dei cordini per avere le mani libere e poter quindi chiodare. Questa tecnica, se pur ancora utilizzata da alcuni, presenta diversi inconvenienti. Si preferisce ora arrampicare senza i cordini, a vantaggio di un maggior sviluppo della tecnica personale di arrampicata e di una maggior libertà di movimento. Quando occorre chiodare, senza l’uso dei cordini, se non si ha la possibilità di rimanere in equilibrio sui piedi (terrazzino), occorre rimanere appesi ad un attrezzo liberando l’altra mano per infiggere il chiodo. Per fare questo bisogna essere in possesso di attrezzatura specifica quale:

– Chiodi a vite ( non a percussione ). – Chiodi che si possono avvitare inizialmente con ½ giro di una sola mano.

– Dragonne a sgancio/aggancio rapido, almeno sul braccio più usato per la chiodatura.

– Guanti che assicurino una buona manualità.

Ricordiamo che si deve mantenere la posizione a triangolo con il braccio tenuto disteso sulla piccozza in tensione, tenendo la mano rilassata e non stretta sul manico (far lavorare la dragonne), le gambe leggermente allargate e flesse. L’altra piccozza andrà invece ben piantata in posizione da non intralciare la chiodatura ed evitare che eventuali urti possano farla cadere. L’avvitamento del chiodo deve avvenire all’altezza del bacino e non all’altezza delle spalle o peggio sopra la testa, per evitare sbilanciamenti ed un inutile dispendio di energie. E’ in uso fra i ghiacciatori predisporre una fettuccia di preparato opportunamente fissata nel chiodo, questo, oltre a risparmiare un moschettone, permette di assicurarsi al chiodo prima di averne terminata l’infissione, molto utile quando si è in posizione precaria o si incomincia ad essere stanchi. Per contro, quando si inizia l’avvitamento del chiodo (momento delicato), avendo solamente una mano a disposizione, nell’attimo in cui si abbandona il chiodo per permettere la rotazione del polso e riprendere l’avvitamento, il peso della fettuccia può sfilare il chiodo, che si trova in posizione precaria, e farlo cadere (specialmente per i chiodi che all’inizio faticano ad avvitarsi). Ad infissione terminata la leva del chiodo deve essere rivolta verso il basso, eventuali cricchetti o maniglie che ne facilitano l’avvitamento devono essere chiuse o in posizione di riposo.

CLESSIDRA ARTIFICIALE (ABALAKOFF)
Ottimo ancoraggio da effettuarsi su ghiaccio compatto, utilizzabile per attrezzare una sosta o come ancoraggio per calate in doppia, costruendone due collegate come spiegato precedentemente. Esecuzione: Individuata una zona di ghiaccio compatto, utilizzando una vite lunga almeno 18-20 cm. si effettua un primo foro inclinato di circa 45° rispetto alla superficie del ghiaccio il cui asse giace su di un piano orizzontale. Effettuato il primo foro, se ne eseguirà un altro sulla stessa linea orizzontale, con un’inclinazione tale da andare ad intersecare la fine del primo foro. Può essere utile infilare il rampino nel primo foro per indicare la direzione. Terminato il secondo foro, si farà passare un cordino di adeguata sezione (molto pratici e sicuri quelli in kevlar) attraverso i due fori aiutandosi con il rampino (attrezzo di facile costruzione) In alternativa al rampino si può utilizzare un altro cordino in kevlar infilato doppio nel foro. Annodato il cordino l’ancoraggio è pronto per essere utilizzato.

CORDE DOPPIE

Come già accennato un’ottima soluzione è l’utilizzo della clessidra nel ghiaccio che implica solamente l’abbandono del cordino. Altra soluzione che non richiede l’abbandono di materiale,è la doppia con recupero del chiodo. Per attrezzarla, è bene utilizzare un chiodo con la fettuccia di rinvio già inserita, ed un moschettone a base larga, nel quale si farà passare la corda doppia, eliminando in questo modo, il pericolo di sfilamento accidentale della corda stessa. Utilizzando un moschettone a base larga, meglio se a ghiera, è possibile recuperare anche solamente la corda facendo passare il nodo nel moschettone, se il chiodo per qualche motivo non dovesse svita.

TENUTA DEGLI ANCORAGGI

Riportiamo sotto uno specchietto utile per capire quale può essere la tenuta dei vari ancoraggi su ghiaccio. I valori si riferiscono ad ancoraggi posizionati in modo ottimale su ghiaccio compatto e di buona qualità.

– Chiodo conico es. warth dog Kg. 400 – 600

-Piccozza con lama piantata al massimo Kg. 300

– Chiodo tubolare a percuss. Es. Snarg Kg. 1000 – 1400

– Chiodo tubolare a vite di marca Kg. 1200 – 2500

– Clessidra nel ghiaccio (cordino 9 mm) Kg. 1000 – 2500

Come già accennato un’ottima soluzione è l’utilizzo della clessidra nel ghiaccio che implica solamente l’abbandono del cordino. Altra soluzione che non richiede l’abbandono di materiale,è la doppia con recupero del chiodo.
Per attrezzarla, è bene utilizzare un chiodo con la fettuccia di rinvio già inserita, ed un moschettone a base larga, nel quale si farà passare la corda doppia, eliminando in questo modo, il pericolo di sfilamento accidentale della corda stessa.
Utilizzando un moschettone a base larga, meglio se a ghiera, è possibile recuperare anche solamente la corda facendo passare il nodo nel moschettone, se il chiodo per qualche motivo non dovesse svitarsi