PATATA DI MONTAGNA

download (6)La patata trentina di montagna ha buccia compatta di colore intenso, non è sempre perfetta nella forma (specie la varietà Majestic) e si presenta ben matura con pasta solida anche dopo diversi mesi di conservazione naturale. Ciò che la contraddistingue particolarmente è il sapore che risulta essere inconfondibilmente gradito e pieno, anche all’assaggio in assenza di ingredienti di condimento.

METODICHE DI LAVORAZIONE E CONSERVAZIONE

La patata, nelle zone di montagna, è normalmente seminata sia nel periodo dalla fine di marzo ad inizio maggio, sia nei mesi del tardo autunno o di tardo inverno, su terreni preparati con aratura non eccessivamente profonda ed erpicatura o fresatura. Particolarmente apprezzati sono i terreni preparati con il sovescio di medica o prato. Le operazioni di semina si sono evolute passando da una semina integralmente manuale, a quella su solchi predisposti con animali da tiro, alle seminatrici semiautomatiche ed ora a quelle completamente automatiche e in grado di seminare con buona precisione alle distanze ottimali che, in funzione della varietà, sono: 70-80 cm fra le file e 25-35 cm sulla fila, con un investimento di 4-5 piante per mq. Il controllo delle infestanti e la difesa dalle malattie fungine e dai parassiti sono effettuati secondo le tecniche della lotta integrata e del metodo di coltivazione biologico. La conservazione della patata trentina di montagna è effettuata nelle strutture cooperative utilizzando dei bins di grande capacità che si avvalgono di impianti di ventilazione forzata e controllata, che permettono frequenti ed omogenei ricambi d’aria, regolando contemporaneamente la temperatura del prodotto e nelle aziende agricole, come era nel passato, utilizzando locali normalmente interrati e freschi. La patata trentina di montagna non è mai trattata con prodotti antigermoglianti proprio per garantire al consumatore la salubrità e l’integrità del sapore.

CURIOSITA’

La patata trentina di montagna è la coltivazione in pieno campo che più di ogni altra coltura ha vissuto l’evoluzione agricola delle zone di montagna del Trentino. Tale coltura era presente sul territorio già all’inizio del 1900, costituendo un’importante fonte di alimentazione, ma è solo durante e dopo la seconda guerra mondiale che la coltivazione assume importanza economica, in quanto inizia ad essere praticata per la vendita sui mercati e, negli anni ’50, era presente sull’intero territorio provinciale fino ad un altitudine prossima, ed alle volte superiore, ai 1500 metri slm.
Purtroppo, con la fine degli anni ’60, allorché inizia il libero movimento delle merci all’interno del costituito Mercato Comune Europeo, a causa della schiacciante concorrenza portata dai paesi del Nord Europa, le annate economicamente critiche prendono decisamente il sopravvento con il conseguente calo della produzione e l’abbandono della terra da parte di tanti agricoltori costretti a prendere la via dell’estero (Svizzera, Inghilterra, Americhe, Germania, Belgio) in cerca di lavoro e miglior fortuna. Solo grazie all’impegno ed alla tenacia di pochi agricoltori che, nonostante le grosse difficoltà, hanno continuato nella coltivazione, la patata trentina di montagna si è ritagliata oggi un importante spazio nel mercato riscontrando apprezzamento per le sue particolari qualità.