Passeggiate per le famiglie a Spiazzo -Val Rendena-

giro dei centri storici

Dal municipio di Spiazzo, salire a sinistra verso la parte alta del paese e proseguire fino a sfociare sulla strada statale, presso la Cort da Togno (È una corte interna ad alcuni edifici che rivela l’originale pittura dell’artista locale Vigilio Pellizzari Togno, ed è l’unica testimonianza di un’arte popolare realizzata con intenti satirici. Molte pitture murali sono corredate da didascalie a cui si aggiungono notizie, curiosità e stravaganze. La corte, durante la Prima Guerra Mondiale, fu la sede del Regio Capitanato Militare Distrettuale di Tione.), nella frazione di Borzago. Risalire la strada statale a sinistra lungo il marciapiede ed entrare nel centro storico di Spiazzo; continuare dritto fino alla chiesa (Chiesa di San Vigilio: Sorge sul luogo dove, secondo la tradizione, è avvenuto il martirio di San Vigilio e dove, in precedenza, sorgeva il tempio pagano dedicato a Saturno. Nel 1541 fu costruito l’attuale edificio, che incorpora le cappelle votive precedenti. A fianco della chiesa si innalza l’antico campanile, con terminazione barocca a cipolla ottagonale simile a quella del duomo di Trento, a sottolineare l’unione di spiriti nel nome di San Vigilio. Diversi affreschi arricchiscono le pareti interne e la facciata; tra i vari soggetti si riconoscono il martirio di San Vigilio, il battesimo di Gesù, l’arcangelo Gabriele con il giglio dell’Annunciazione e diverse figure di Santi. L’interno, a una sola navata con 3 cappelle per lato, colpisce, oltre che per la decorazione pittorica, anche per il gioco degli archi, la maestà della volta e la ricchezza dei marmi impiegati. Tra i vari cicli pittorici, il più importante è quello dell’altare dedicato alla Madonna della Neve, protettrice del paese di Mortaso, in cui Simone Baschenis II ha raffigurato, nella prima metà del ‘500, otto episodi del Vangelo.) e al Museo della Guerra Bianca Adamellina (Allestita all’interno delle vecchie scuole elementari di Spiazzo, la Mostra Museale della Guerra Bianca è il risultato dell’impegno pluriennale dell’Associazione Storico-Culturale della Guerra Bianca Adamellina 1915-1918. Durante la guerra, alle quote più elevate del massiccio dell’Adamello – Presanella e dell’ Ortles – Cevedale, venne portato con grandi fatiche tantissimo materiale, per garantire la sopravvivenza dei soldati alla neve e al gelo oltre i 3000 metri. Terminato il conflitto avvenne il processo inverso e le genti della valle risalirono le montagne per recuperare quanto ancora poteva essere utilizzato o venduto. Alcuni di loro ne fecero una nuova professione ed è così che nacque la figura del recuperante. Da questa ricerca è nata la ricchissima collezione di reperti, che possono essere ammirati nelle sale del museo. Oltre alle testimonianze materiali, più di 3000 fotografie originali raccolte dall’Associazione nel corso degli anni sono a ricordo perenne delle genti e dei luoghi ove si è combattuta la Guerra Bianca. Molte di queste sono messe a visione del visitatore all’interno della mostra.). Prendere a destra sul ponte e, alla fine dello stesso, subito a destra, seguire il marciapiede. All’altezza del garnì Casa Moresc ritornare sulla strada e seguirla tutta, attraversando le ultima case del borgo di Fisto per arrivare fino a Ches. Superare la targa in memoria dell’alluvione (La targa ricorda la disastrosa alluvione del 4 novembre 1966. Dopo giorni e giorni di pioggia, che si sono succeduti ad un autunno piovoso, nel primo pomeriggio del 4 novembre un rumore insolito, come quello di una cascata, mise in allarme gli abitanti di Ches: era il rumore del Rio Rè che da rigagnolo si era trasformato in un impetuoso torrente. Acqua e fango anticiparono un’enorme frana che, dopo essersi staccata a 1050 m di quota, precipitò sul paese, distruggendo numerose case. Dopo lunghi studi idrogeologici fu imposta la demolizione di tutto quello che era rimasto del vecchio paese, che venne ricostruito nell’attuale posizione.) e prendere il tracciato a sinistra che raggiunge il borgo di Fisto (L’abitato antico sorge a ridosso della montagna ed è caratterizzato da possenti abitazioni decorate con affreschi parietali. Lungo la strada che attraversa il borgo si affacciano molte case rustiche, con ampie sovrastrutture lignee e alcuni locali interrati sostenuti da colonne in sasso. In piazza Nuova si affacciano le antiche case dei Caser e dei Casarot, quest’ultima sede, nella metà del 1700, della scuola elementare (istituzione volontaristica e privata, riservata ai ragazzi delle tre frazioni) e di un’azienda agricola. Della scuola rimane l’aula con gli elementi di arredo del tempo. La piazza Vecchia è circondata da case con ampi solai e solatii poggioli. Al centro, la fontana quadrangolare in granito, datata 1841. ); attraversare il borgo passando vicino la fontana in granito e l’affresco di Santa Felicita (È raffigurato sulla parete della casa che chiude Piazza Vecchia verso valle e rappresenta il martirio di Santa Felicita.). Continuare dritto e prendere la stradina che fiancheggia la zona sportiva; alla fine di questa strada girare a sinistra e prendere la pista ciclabile fino alla passerella in legno sul fiume, percorrerla e girare a destra; seguire la strada fino alla fine e riportarsi sulla statale. Attraversarla, entrare nel borgo e ritornare al punto di partenza.

giro della ciclabile

Dal municipio scendere sulla statale, attraversarla e continuare lungo la chiesa  e il Museo della Guerra Bianca Adamellina . Passare sul ponte e girare a destra sul marciapiede; continuare lungo la pista pedonale, che poi diventa sterrata, in sinistra orografica del fiume Sarca, fino a giungere ad un prato; seguire la traccia del sentiero e raggiungere la pista ciclabile; girare a destra in direzione Pelugo e proseguire fino al ponte sul fiume; attraversare il parco giochi Masere e prendere la strada asfaltata fino alla cappella Baltarin; da qui proseguire, passando a valle della chiesa di S. Antonio (Sorge nella piana alluvionale del fiume Sarca, è circondata dal cimitero e abbellita dalla torre campanaria in granito, con doppio ordine di bifore romaniche. La forma attuale, gotica su struttura romanica, può essere attribuita alla ricostruzione quattrocentesca, anche se l’edificio originale risale al IX secolo. L’interno è ad una navata, a pianta rettangolare, con il presbiterio diviso dalla zona riservata ai fedeli da un gradino e da un’arcata. Le pareti della costruzione sono completamente rivestite di affreschi, realizzati sul finire del 1400 da Dioniso Baschenis e dal suo collaboratore Cristoforo I. All’esterno, sulla facciata principale spicca la figura di San Cristoforo, mentre sopra il portale si nota un ciclo raffigurante l’Annunciazione, S. Antonio Abate, la Madonna col Bambino, la Trinità, San Giorgio e una processione. La parete sud ovest è occupata da trenta tavole con gli episodi della vita di S. Antonio Abate, accompagnate da didascalie. L’interno, decorato dagli stessi artisti, presenta tra le varie raffigurazioni l’affresco dell’Ultima cena, una grande Crocifissione, la Deposizione e la Discesa al Limbo. Recenti restauri hanno portato alla luce altri affreschi sulle pareti dell’aula riservata al pubblico.), e arrivare di nuovo sulla statale. Attraversarla, entrare nel borgo di Mortaso e percorrere la strada che riporta a monte del municipio.

 giro della pieve di Rendena

Dal municipio scendere sulla statale, attraversarla e proseguire lungo la chiesa  e il Museo della Guerra Bianca Adamellina . Passare sul ponte e proseguire dritto, fino ad imboccare la strada per Bocenago per 250 m; prendere poi il tracciato che attraversa i campi e si ricollega al sentiero che passa dietro lo skilift, scende lungo il Rio Re e arriva in corrispondenza di una costruzione agricola. Girare a sinistra per ricongiungersi alla strada che sfocia dopo l’abitato di Ches, da dove prendere la pista ciclopedonale in direzione Pelugo fino al ponte sul Sarca; percorrerlo e imboccare la strada asfaltata che arriva alla cappella Baltarin. Da qui salire a sinistra fino alla strada statale, attraversarla e risalire il prato lungo il tracciolo che fiancheggia il Rio Bedù in sinistra orografica fino ad incrociare un bel sentiero largo (sinter da li vidi – fiancheggiato da terrazzamenti e muretti a secco -( I muretti a secco che delimitavano le mulattiere e che formavano i terrazzamenti erano realizzati sostanzialmente in due tipologie: con pietre grezze o con pietre semilavorate I terrazzamenti sono una soluzione adottata in agricoltura per rendere coltivabili territori di particolare e accentuata pendenza e sono stati costruiti in molte località collinari o montuose fin dal Cinquecento.), che arriva fino alla ultime case di Borzago. Risalire il borgo, imboccare di nuovo un sentiero che taglia il bosco parallelamente allo sviluppo del paese e che arriva al Rio Vagugn. Scendere verso la frazione di Mortaso, passando di fianco alla “rosta” (Il rio Vagugn, che per la maggior parte dell’anno si presenta completamente asciutto, costituì nei secoli scorsi un autentico spauracchio per gli abitanti di Mortaso, tant’è che gli stessi erano chiamati dalla Carta di Regola del 1568 ad effettuarne la manutenzione. La certosina opera di difesa attuata dai capifamiglia di Mortaso salvò il paese in varie occasioni. Ma durante la catastrofica alluvione del settembre 1882 Mortaso fu uno dei villaggi più danneggiati della Rendena. Una immensa frana prodotta dalla corrosione del torrentello si precipitò giù nella valle, trascinando boschi, prati, massi, distruggendo la strada e cambiando letto al torrente. All’indomani di quella inondazione venne edificata una nuova potente rosta (argine) a difesa dell’abitato, per la cui realizzazione la comunità di Mortaso dovette peraltro ricorrere a cospicui prestiti, che poterono essere estinti solo parecchi anni più tardi, nel 1904, con la vendita alla comunità di Strembo di alcuni possedimenti in Val Genova (Bedole, Lobbia, Mandrone, Mataròt).); arrivare alla statale, attraversarla e imboccare la strada verso sinistra, al primo incrocio girare a destra e scendere sulla ciclabile, che riporta al parco giochi e poi al ponte sul fiume Sarca, da dove tornare al punto di partenza.

 Val di Borzago – S. Antonio

Dal municipio scendere sulla statale e percorrerla fino all’abitato di Mortaso; entrare nell’abitato (prima della piazza con la fontana) e salire fino al capitello, da dove imboccare il sentiero che sale nel bosco. Superare l’incrocio con un altro sentiero e proseguire in quota per circa 1 km, oltrepassare la Val da Casa e prendere la strada asfaltata per la val Borzago. Dopo circa 700 m si incontra il monumento alle portatrici d’assi (Durante la Prima Guerra Mondiale molte donne della valle furono impiegate dall’impero austro ungarico per trasportare sul fronte dell’Adamello il materiale per la costruzione delle baracche per i militari o le vettovaglie. Le donne venivano reclutate per 3 corone al giorno e due pagnotte a fine settimana, erano divise in 13 compagnie ognuna delle quali composta da 50-60 persone. Il tragitto verso il ghiacciaio durava 2-3 ore e veniva compiuto più volte al giorno, con qualsiasi condizione di tempo. Con il materiale portato dalle donne vennero costruite circa dieci baracche, una chiesetta e una funicolare che scendeva fino a Pelugo. Il mosaico, commissionato da Dante Ongari, occupa un lato del Capitello di Gìo.); da qui la strada sale in sinistra orografica del torrente Bedù (La valle si snoda fino sotto le pendici orientali del Carè Alto e accoglie i visitatori che amano abbandonare le mete del turismo di massa per scoprire luoghi incantevoli dove il tempo scorre lento, seguendo il ritmo delle stagioni. Dopo aver attraversato un fitto bosco di conifere, la valle si apre nei pascoli d’alta quota, costellati da numerose baite utilizzate per il ricovero del fieno. Oltre i pascoli, dalla località Pian della Sega si può prendere il sentiero che raggiunge il rifugio Carè Alto e il ghiacciaio. La valle è attraversata per tutta la sua lunghezza dal Rio Bedù, che nasce dai ghiacciai del Carè Alto e di Niscli e sfocia nel Sarca. Lungo questo torrente il 27 maggio 1900 fu istituita l’Officina Elettrica Industriale della Media e Bassa Rendena. Il Consorzio Elettrico, che aveva una forza minima di 225 cavalli e serviva 14 paesi della Valle, fu posta sotto il patrocinio di S. Vigilio. Nel 1922 assorbì il Consorzio elettrico di Ragoli sorto l’anno prima.) per circa 1,5 km e arriva al ponte sul rio. Attraversare il ponte e proseguire in discesa per circa 2 km fino al paese di Pelugo. Scendere lungo le strade del paese fino a tornare sulla statale; attraversarla, dirigersi a destra verso la cappella Baltarin e, dopo questa costruzione, girare a sinistra, seguire la traccia che attraversa i campi fino ad incrociare nuovamente la statale; seguirla a destra lungo il marciapiede e tornare al punto di partenza.

 giro Stablo Nisafta Paù

Dal municipio scendere verso la chiesa  e il Museo della Guerra Bianca Adamellina ; attraversare il ponte e proseguire fino all’incrocio con la strada per Bocenago, dove prendere la stradina che continua nella direzione di provenienza. Arrivati ad una stalla girare a destra e proseguire fino ad imboccare la strada forestale che sale nel bosco, passando vicino alla calchéra (La calchera è un forno di origine antica che aveva lo scopo di creare la calce. È formato da una struttura di sassi squadrati resistenti al calore e costruito nei pressi di una strada allo scopo di facilitare il trasporto di rocce calcaree e legname. Raggiunta la temperatura di 800 °C – 1000 °C la roccia calcarea perde anidride carbonica trasformandosi in calce viva. La calce viva è poi trattata con acqua, che la rende calce spenta, ed idratata fino al raggiungimento di una massa pastosa.). Dopo 1 km circa dall’imbocco prendere il sentiero a sinistra che sale abbastanza ripido nel bosco, fino a ricongiungersi nuovamente alla strada forestale. A questo punto girare a sinistra, seguire la strada per circa 1,5 km e prendere il sentiero che, a sinistra, scende nel bosco, arriva in località Palù e riprende una strada forestale. Seguire tutta questa strada fino a sfociare a monte dell’abitato di Fisto. Da qui rientrare in paese. Variante: nei pressi di località Palù, dal sentiero principale si distacca la mulattiera storica via nova (via nova e via crucis), che termina a monte del borgo di Fisto.