Modalità di legatura in cordata

Modalità di legatura
Sia che la progressione su ghiacciaio avvenga a piedi che con gli sci si utilizza l’imbracatura bassa e il sistema di legatura è uguale.
1. Sia nella legatura a due che in quella a tre si è privilegiato un sistema che consenta a ciascun componente di poter effettuare qualsiasi manovra di soccorso e si è adottata una distanza tra i componenti pari a 10 metri; poiché alcune manovre richiedono un quantitativo di corda libera pari al doppio della distanza di collegamento è necessario disporre di una corda semplice o mezza corda lunga almeno 50 metri.

2. In alcune situazioni 10 metri è una distanza molto esigua per garantire la tenuta del compagno caduto ed è logico che nei tratti del percorso ritenuti più pericolosi questa distanza sia aumentata anche a scapito delle riduzione delle possibilità di manovre effettuabili. In questo caso la corda eccedente (conservare almeno 5 metri per effettuare eventuali recuperi) è bene che sia tenuta da chi sta dietro, poiché questi ha più probabilità di rimanere fuori dal crepaccio.
3. Il primo e l’ultimo di cordata si collegano alla corda (10 metri tra componenti) mediante un nodo barcaiolo realizzato su un moschettone con ghiera che va collegato all’anello di servizio della imbracatura: il nodo barcaiolo consente di modificare velocemente la lunghezza della corda rimanendo sempre assicurati ad essa. Da notare inoltre che la connessione all’anello di servizio consente di abbassare il punto di applicazione dello strappo e quindi aumentare la capacità di trattenuta.
4. Nella cordata a tre il secondo si lega a metà corda realizzando un nodo delle guide con frizione conservando una asola lunga circa 50 cm che viene collegata all’imbracatura tramite moschettone con ghiera e nodo barcaiolo. L’asola distanziatrice consente che in caso di caduta del primo di cordata possa intervenire anche il terzo componente per aiutare nella trattenuta mentre il nodo barcaiolo evita il movimento dell’asola all’interno del chettone.

5. Il primo e l’ultimo componente della cordata si legano anche le estremità della corda, con un otto infilato direttamente all’imbracatura: ciò consente di riutilizzare velocemente la lunghezza completa della corda restando sempre assicurati. La corda eccedente va infilata sotto la patella dello zaino oppure va avvolta ad anelli aderenti al corpo, avendo cura che il ramo che va al nodo barcaiolo non sia lasco.
6. Procedendo in cordata si tiene sempre la corda tesa.
7. È buona norma che ogni componente di una cordata abbia a disposizione almeno due chiodi da ghiaccio. Ciò consentirà, a chi è caduto in un crepaccio, di auto bloccarsi e facilitare il compagno nella predisposizione di opportuni punti di ancoraggio e a chi è rimasto fuori di predisporre un buon ancoraggio.

Cordino da ghiacciaio
Ciascun componente realizza sulla corda un nodo prusik mediante anello di cordino (lungo 3,20/3,50 m; nylon con diametro di 7 mm; oppure kevlar o dyneema) congiungendo i capi tramite asola di bloccaggio e nodo di sicurezza. Questo cordino, che durante la marcia non si impugna e viene fatto passare sotto una fettuccia dell’imbracatura, serve per le seguenti manovre:
1. per ancorare e bloccare il compagno caduto in un crepaccio, infilando nell’anello di cordino gli sci, i bastoncini, o la piccozza. Questo sistema permette di svincolarsi dalla corda di cordata,
dopo essersi accertati che l’ancoraggio prescelto rappresenti di per se stesso un sostegno di assoluta garanzia;
2. per bilanciarsi con la mano, mentre il corpo è tutto proteso in avanti durante il sondaggio dei crepacci;
3. nel caso di caduta in un crepaccio: con la semplice aggiunta di un anello di corda, questo prusik posto davanti al nodo di cordata permette di scaricare immediatamente il peso del corpo infilandovi un piede.

Nodi a palla
Lo scopo dei nodi a palla (nodo delle guide con frizione ripassato), realizzati sulla corda di cordata durante la progressione su ghiacciaio, (generalmente due nodi alla distanza di 3-4 metri) è quello di frenare e successivamente bloccare lo scorrimento della corda sul bordo del crepaccio in un’ eventuale caduta nello stesso. L’uso dei nodi a palla è raccomandato in particolare su ghiacciaio innevato quando l’individuazione dei crepacci risulta più difficoltosa e il nodo tende ad incastrarsi sul bordo del crepaccio. In caso di ghiacciaio secco o con superfici gelate non conviene adottare il nodo a palla: infatti, in situazione di caduta, la corda di cordata scava un solco sul bordo del crepaccio e ciò produce un certo attrito che rallenta la corsa; viceversa il nodo a palla tende a far fuoriuscire la corda dal solco e quindi non favorisce il bloccaggio della corda. Con corde semplici oppure con mezze corde e cordata senza sci procedere fino al punto “C” della figura seguente. Il nodo richiede circa 80 cm di corda. In cordata con sci e con mezze corde prevedere un avvolgimento in più in modo da aumentare le dimensioni del nodo, procedendo fino al punto “E”. Il nodo con un altro giro richiede circa 100 cm.

Impugnatura della corda
In generale il cordino prusik viene tenuto sotto una fettuccia dell’imbracatura in modo da essere facilmente accessibile e non si usa per trattenere con la mano la caduta del compagno. Invece può essere utilizzato per assicurare il primo durante i sondaggi di un ponte posto sopra un crepaccio, oppure, una volta trattenuto con il proprio corpo la caduta del compagno nel crepaccio, il cordino prusik consente di scaricare il peso del compagno su un ancoraggio provvisorio. Nella progressione su ghiacciaio la corda viene tenuta a mano rovesciata (palmo rivolto verso il basso e pollice verso se stessi); questo accorgimento ha lo scopo di preavvisare che è imminente la scivolata del compagno e quindi prepara colui che deve trattenere la caduta.

 

La marcia su ghiacciaio

Si traccia la pista cercando di seguire le zone meno crepacciate (anche quando il ghiacciaio appare uniformemente coperto di neve e privo di crepacci). Le morene laterali, quando siano percorribili, sono sicure e in caso di nebbia impediscono di smarrire la direzione. I bruschi rigonfiamenti che sono la causa della formazione di molti crepacci vanno evitati; bisogna però tenere presente che, nelle zone convesse, i crepacci sono in genere evidenti, mentre nelle zone concave possono costituire una vera trappola. Crepacci quasi insignificanti all’occhio si estendono in profondità con sezione a campana. Durante l’escursione bisogna seguire la via più sicura, anche se talvolta obbliga a un percorso complicato e tortuoso. Si parte presto la mattina per trovare i ponti di neve gelati. Le tracce preesistenti non devono essere mai seguite alla cieca. Solo l’esperienza permette di intuire l’esistenza e l’orientamento dei crepacci in base alla struttura del ghiacciaio. I crepacci nascosti si distinguono sovente grazie alle strisce di neve portata dal vento,più candida della neve circostante; oppure grazie a strisce di neve opaca, a leggeri avvallamenti, a un accenno di gradino, a sottili spaccature nella neve. Le aperture laterali visibili possono indicare la direzione in cui continua un crepaccio. Durante il percorso bisogna, nei limiti del possibile, mantenere una direzione perpendicolare a quella degli eventuali crepacci. Anche un ghiacciaio dall’apparenza innocua può nascondere gravi insidie, perché non sempre i crepacci sono facilmente identificabili in superficie. Un ghiacciaio senza neve presenta pochi pericoli perché tutti i crepacci che lo solcano sono evidenti; in genere, però, quanto più si sale di quota, tanto più il manto nevoso tende a nasconderli. Si tenga presente che il vento può formare sottili ponti di neve (di pochi centimetri di spessore) su crepacci larghi fino a un metro. Nel percorrere un ghiacciaio in queste condizioni pericolose si procede con la massima circospezione sondando spesso il terreno con i bastoncini oppure con la piccozza e a volte assicurati; risulta utile a colui che sonda tenere il cordino prusik in mano.