LA FERRATA DEI FIORI E IL GHIACCIAIO PRESENA

Tra il passo del Castellaccio, sul fianco della conca di Presena, e il passo Pisgana, tra l’omonimo ghiacciaio e i laghi del Mandrone, si sviluppa uno straordinario percorso attrezzato d’alta quota che, ponticelli, gallerie e lunghe e ardite passerelle, ripercorre la via di arroccamento alle postazioni italiane di cresta in questo settore, realizzata dagli Alpini tra il 1925 e il 1916. Il percorso segue uno spettacolare tracciato che, con numerosi saliscendi, tocca molte postazioni italiane di cui restano evidenti segni come trinceramenti, ruderi di baraccamenti, caverne ed estesi campi di filo spinato. Il grandioso panorama glaciale sulla vedrette dell’Adamello rende ancora più suggestivo l’itinerario, immerso in un affascinante e selvaggio ambiente roccioso di alta montagna.

Luogo di partenza: passo Paradiso (2585m), presso la stazione d’arrivo della telecabina che sale dal passo del Tonale.

Tempo e dislivello: da 3 a 6 ore per completare la ferrata a seconda del punto di uscita che si sceglie. Da 2 a 4 ore il rientro al Passo Paradiso. Da 600 a 1200 m di dislivello complessivo.

Periodo consigliato: fine giugno – settembre.

Difficoltà: il percorso si sviluppa lungo una via ferrata con difficoltà che variano a seconda dei tratti, ma che richiede sempre passo sicuro, attrezzatura da ferrata completa e abbigliamento e calzature adatte alla quota, che rimane sempre attorno ai 3000 m. Fino a fine luglio, lungo i tratti ombreggiati del percorso, si possono trovare accumuli nevosi che nascondono il cavo di sicurezza e che richiedono di essere superati con l’uso di piccozza e ramponi, mentre una corda da 30 metri è consigliata per ulteriore sicurezza. Tutto il primo tratto di sentiero attrezzato, dal passo del Castellaccio e cima Payer, risulta nel complesso facile, con solo qualche breve tratto esposto. Daa cima peyer a passo Peyer l’itinerario diventa quello di una vera via ferrata moderatamente difficile e con alcuni passaggi difficili. Dal passo Payer a passo Pisgana l’itinerario. sempre con tratti assicurati, risulta più semplice, ma si sviluppa lungo una cresta rocciosa d’alta quota, in un ambiente severo e spesso innevato che richiede esperienza di escursionismo in alta montagna e un’ottima resistenza fisica, vista la lunghezza dell’itinerario, che consiglia il pernottamento presso il rifugio Città di Trento del Mandrone.

Percorso: da passo Paradiso si segue il sentiero n°44 che, dopo essere passato nei pressi del monumento dei caduti, sale verso le morene del passo del Dito e del passo Castellaccio, che raggiunge dopo aver superato alcuni risalti rocciosi e i persistenti campi di filo spinato che proteggevano il valico durante la guerra ( 2983 m 1h 15 min). Dal passo la visuale si apre su un ampio ghiacciaio del Pisgana e su una parte della cresta lungo la quale si sviluppa la via attrezzata del Sentiero dei Fiori, che inizia da questo punto, come evidenziato dalla segnaletica e da uno dei cartelloni storici descrittivi che si incontrano nei punti di maggior interesse lungo il tracciato. Si raggiunge subito una vicina postazione di artiglieria, dalla quale inizia una lunga cengia a mezzacosta nella prima parte con alcune staffe metalliche e nella seconda con numerose passerelle in legno che seguono in orizzontale lo sviluppo della parete. Da una di queste passerelle è possibile salire alla panoramica posizione di vedetta del “nido d’aquila”, grazie a un tratto di ferrata dotato di una serie ravvicinata di gradini metallici che permettono di superare un tratto di parete verticale in forte esposizione. Continuando lungo la cengia si raggiunge in breve la svettante guglia granitica del Gendarme di Casamadre, dalla quale parte il primo dei due lunghi e spettacolari ponti sospesi consecutivi realizzati nel 2011 nello stesso luogo dove già durante la guerra esisteva una vertiginosa passerella militare di oltre 70 m di lunghezza ( rimasta in posizione fino alla fine degli anni trenta del secolo scorso), unico modo per evitare le asperità del Gendarme di Casamadre prima della realizzazione della galleria nel 1918. Questi due spettacolari attraversamenti sono per altro evitabili seguendo l’antico tracciatoche inizia con una galleria di 70 m costruita nel 1918 con l’ingresso a pochi metri dalla passerella e termina con un ultimo tratto in cengia, nei pressi dell’arrivo della seconda passerella. Aggirato uno spigolo, si raggiunge la parte più alta e in ombra della cengia, dove si possono incontrare accumuli nevosi anche in tarda stagione, con la possibilità di trovare le catene di sicurezza sepolte e inutilizzabili, rendendo così indispensabile l’utilizzo di ramponi e piccozza per poter proseguire. Raggiunta la sommità della cresta, inizia un lungo tratto di sentiero non attrezzato che attraversa anch’esso pendii talvolta innevati in direzione di uno spigolo da superare con l’ausilio di alcune staffe. Godendo di suggestivi scorci sulla sottostante Conca di Presena, si superano ancora alcune roccette attrezzate prima di scendere dolcemente verso la vicina Capanna Lagoscuro (bivacco Amici della Montagna, 3160 m 2h 30 min) incastonata nella roccia dove un tempo era situato un ricovero di guerra proprio sotto la cima del Corno Lagoscuro (3166 m), raggiungibile con una brevissima deviazione. Dal bivacco, aperto solo in alta stagione, si scende verso sud fino al raggiungere uno stretto intaglio (palina indicatrice) dove inizia una discesa che permette d’interrompere la via e scendere in direzione di Capanna Presena in circa 1h evitando il ghiacciaio. Proseguendo lungo il sentiero attrezzato, si supera una cresta e, dopo una lunga scalinata magistralmente costruita con le rocce del posto, si raggiungono gli ancora imponenti trinceramenti e i resti di ricoveri del passo Lagoscuro (2970 m 3h 15 min). Durante la guerra il colle divenne ben presto un imponente caposaldo italiano e vi sorgeva un piccolo villaggio di guerra costruito da numerosi baraccamenti serviti da una teleferica e da una decauville. Su questo valico termina la parte più facile e frequentata della ferrata dei Fiori e da questo punto si può scendere verso il Lago Scuro per poi risalire al passo del Maroccaro (1h 30 min dal passo Lagoscuro) rientrando a Capanna Presena ( 30 mindal passo Maroccaro) attraverso l’omonimo ghiacciaio, in forte ritiro negli  ultimi anni e da qualche tempo ricoperto da grandi teli bianchi per preservarne il volume. Dalla Capanna Presena si può scendere al Passo Paradiso in seggiovia o a piedi, dopo aver raggiunto il lagi del Monticello (30 min da Capanna Presena). Il sentiero attrezzato risale dal colle verso cima Payer, che si raggiunge dopo circa 30 minuti, dopo aver superato le passerelle di legno e alcuni gradini di roccia attrezzati in catene che permettono di raggiungere la croce di vetta (3060m, grandioso panorama sui ghiacciai dell’Adamello) tra numerosi resti di postazioni e ricoveri. Dalla cima il sentiero scende verso sud fino al passo Payer con un tratto attrezzato che si trasforma in una vera ferrata, non banale ma senza grandi difficoltà alpinistiche, superando in discesa alcuni gradoni attrezzati con catene, un’affilata crestina rocciosa con traversi esposti assicurati con corda e alcune3 ripide ed esposte placche granitiche, dove occorre fare attenzione a trovare appoggi sicuri per i piedi, peraltro sempre abbondanti e facili da riconoscere. Raggiunto il passo Payer (2994 m, 1h dal passo Lagolungo), si ha la terza possibilità di lasciare la ferrata, rientrando verso il rifugio Città di TRento prima del quale, a un bivio, si risale al lago Scuro e poi al passo Maroccaro. Dal passo Payer inizia l’ultima sezione del Sentiero dei Fiori, compresa tra il Payer e il passo del Lago Pisgana, passando per punta Pisgana (3088 m), con un itinerario che percorre il filo di cresta attrezzato con catena nei passaggi più esposti e che richiede circa 2 h per essere completato. Dal passo si attraversa alla base la parete orientale del costone di Pisgana raggiungendone la cresta dopo aver superato tratti di sentiero alternativi a brevi roccette e a qualche placca rocciosa più ripida, per poi seguirne il filo detritico dove compare in  lontananza la cima di punta Pisgana. Il tracciato si alterna sui due lati della cresta superando alcuni brevi paretine levigate, sempre attrezzato con catene. Si raggiunge la cima ( 3187 m 1h 30 min dal passo Payer) dopo un ultimo tratto in cresta, godendo del grandioso panorama glaciale sulla Vedretta Pisgana e su quella del Mandrone, che avvolgono tutte le principali cime del gruppo dell’Adamello. Dalla vetta si scende rapidi al passo Pisgana dopo aver superato un’ultima breve crestina che termina poco sopra il valico, da dove si scende per tracce e detriti seguendo i frequenti segni dipinti sui massi principali, fino al sentiero n° 236, poco a monte del lago Mandrone. Da questo punto si segue il sentiero verso sinistra (nord) fino a raggiungere il vicino rifugio Città di Trento al Mandrone (1 h 15 min dal passo Pisgana, 7-8 h passo Paradiso), dove conviene pernottare, visto che il rientro a passo Paradiso attraverso il passo Maraccaro e il ghiacciaio Presena occorrono almeno 3 h di buon passo.

Fonte: Sui sentieri della Grande Guerra di Diego Vaschetto