DRAGONCELLO

DESCRIZIONE

Il Dragoncello, comunemente conosciuto anche come “ Estragone”, è una pianta erbacea di non facile coltivazione, ampiamente utilizzata in campo alimentare per le sue ottime proprietà aromatizzanti e insaporenti. Del genere Artemisia e appartenente alla famiglia delle Composite, il Dragoncello trova le sue prime origini nelle regioni dell’Europa meridionale, in seguito fu diffuso e naturalizzato in molte zone a clima temperato, ora in Italia è coltivato soprattutto nelle regioni settentrionali. Esiste la specie Artemisia dracunculus, il cui raffinato sapore è indispensabile alla cucina classica francese, ma che debba essere protetta dal freddo invernale per crescere, e la sottospecie Artemisia dracunculoides che resiste ai climi più freddi e più caldi, ma che ha un aroma molto meno raffinato.

Principi attivi

Tutta la pianta contiene principalmente un olio essenziale, composto di estragolo, felandrene, cimene ed eucimeno, cumarina, idrossicumarina, tannini, acidi organici di varia natura.

Aspetto e crescita

Pianta erbacea, cespugliosa, molto rustica, perenne, spontanea e coltivata su scala commerciale in Europa e negli Stati Uniti, cresce preferibilmente in terreno leggero, umido e ben drenato, anche se l’umidità eccessiva fa deperire rapidamente le piante, richiede un’esposizione in pieno sole, teme abbastanza il gelo, pertanto si consiglia di proteggerla con paglia o altro nella stagione invernale. È una pianta che si adatta bene alla coltivazione in vaso, in questo caso richiede annaffiature regolari soprattutto durante la stagione estiva. Possiede radici legnose e piuttosto ramificate, dalle quali si origina il fusto, eretto, alto dai 40 ai 90 cm, sottile e molto ramificato. Le foglie, lucide, lisce e di colore verde chiaro o verde grigiastro, sono alterne, di forma stretta allungata e quasi lineare, hanno il margine intero o appena dentato ed emanano un aroma dolce-amaro, intenso e pepato. Le infiorescenze sono composte di fiorellini molto piccoli, quasi insignificanti, di colore bianco-verdastro e leggermente lanuginosi, generalmente compaiono durante l’estate. Il frutto, infine, è piccolo achenio bruno scuro, di forma ovale-allungata, compresso lateralmente e lungo 1-2 mm. Si riproduce per divisione delle radici in primavera o in autunno, oppure mediante talee nella stagione primaverile.

Raccolta e conservazione

Raccogliere le foglie in qualsiasi stagione, ma per un raccolto più abbondante e di migliore qualità è meglio aspettare l’estate. Le sommità fiorite vanno raccolte in luglio-agosto quando incomincia il periodo della fioritura. Disporre le foglie in strati sottili e riunire le sommità fiorite in piccoli mazzi, quindi mettere a seccare all’ombra in un luogo aerato e lontano dalla luce del sole. Conservare infine in barattoli di vetro o porcellana ben chiusi.

PROPRIETÀ

Il Dragoncello, oltre a trovare largo impiego in campo alimentare, possiede anche alcune proprietà medicinali che lo rendono qualcosa in più di un semplice condimento. È da considerare un’ottima erba aromatica che svolge un’efficace azione aperitiva, digestiva e carminativa, il suo impiego è indicato in caso di digestioni lente, difficili, particolarmente laboriose e può essere utilizzata senza il rischio di irritare le mucose gastrointestinali. È ottima per stimolare l’appetito e la secrezione dei succhi gastrici, elimina i gas e le flatulenze in caso di aerofagia e meteorismo. Esercita un’azione antisettica e vermifuga contro i germi, patogeni e vermi dell’apparato digerente, infine, agisce come emmenagogo, facilitando e regolando il flusso mestruale ed è ottima per alleviare e attenuare i disturbi della sindrome premestruale.

Parti utilizzate

Sono impiegate le foglie fresche o essiccate e le sommità fiorite essiccate.

Preparazioni

• Infuso: versare un litro di acqua bollente sopra 30 g di foglie e di sommità fiorite essiccate e sminuzzate grossolanamente, lasciare in infusione per 10-15 minuti, quindi colare. Se ne prendono più tazzine al giorno, oppure una tazza prima o dopo i pasti principali secondo il disturbo, se il gusto è troppo sgradevole dolcificare con miele.

• Polvere: pestare in un mortaio la qualità desiderata di foglie essiccate (in sostituzione utilizzare un macinacaffè) fino a ottenere una polvere finissima. La dose consigliata è da mezzo cucchiaino al giorno in un’ostia, prima o lontano dai pasti.

• Tintura: mettere a macerare 40 g di foglie e sommità fiorite essiccate e sminuzzate in 200 g di alcool a 70°, dopo una settimana o massimi dieci giorni di macerazione, filtrare e conservare in una boccettina di vetro scuro con contagocce. Se ne prendono 20-30 gocce su una zolletta di zucchero, o diluite in poca acqua o in una tisana a piacere.

• Olio essenziale: acquistare già pronto in erboristeria o in farmacia. La dose consigliata è dalle 3 alle 5 gocce 2-3 volte al giorno dopo i pasti principali, su una zolletta di zucchero o mescolato a un poco di miele, si raccomanda in ogni caso di seguire attentamente le indicazioni dell’erborista.

Salute

• Digestione lenta, difficile e particolarmente pesante, fermentazione intestinale, flatulenza, mancanza di appetito, meteorismo, spasmi gastrointestinali, per aumentare la secrezione dei succhi gastrici: con azione digestiva, stomachica e carminativa, assumere all’occorrenza una tazza d’infuso dopo i pasti principali, oppure prendere, sempre dopo aver mangiato, un cucchiaino di polvere in un’ostia o mescolata a un poco di miele. In alternativa per aiutare la digestione e per facilitare l’eliminazione dei gas intestinali, assumere dopo i pasti 20-30 gocce di tintura su una zolletta di zucchero o diluite in poca acqua, oppure prendere 3-5 gocce di olio essenziale tre volte al giorno dopo i pasti. Come aperitivo in caso di inappetenza, prendere la tintura o l’olio essenziale nelle dosi sopra indicate un’ora circa prima di mangiare. Se i sintomi non migliorano e i disturbi persistono a lungo, chiamare il medico.

• Infezioni dell’apparato digerente, parassiti e vermi intestinali: con azione antisettica e vermifuga, assumere l’infuso a tazzine lontano dai pasti, oppure prendere un cucchiaino di polvere in un’ostia o disciolta in una tazza d’infuso di Abrotano o Santoreggia, si consigliano di assumere i rimedi indicati preferibilmente al mattino a digiuno e lontano dai pasti principali. In questi casi è comunque meglio consultare il medico.

• Mal di denti, reumatismi: per un’azione calmante e analgesica, fare sciacqui e gargarismi utilizzando l’infuso, oppure diluendo 30 gocce di tintura o 5 di olio essenziale in un bicchiere di acqua. In caso di reumatismi, applicare sulle zone doloranti impacchi e compresse imbevute nell’infuso, lasciando agire per 20-30 minuti.

• Mestruazioni difficili e dolorose, sindrome premestruale: per facilitare, regolare le mestruazioni e attenuare i disturbi premestruali, assumere una settimana prima dell’inizio del ciclo l’infuso di Dragoncello a tazzine durante la giornata, oppure prendere 5 gocce di olio essenziale 4 volte al giorno su una zolletta di zucchero o mescolato a un poco di miele. In alternativa, prendere venticinque gocce di tintura tre volte al giorno su una zolletta di zucchero lontano dai pasti.

Avvertenze

Si raccomanda di non superare le dosi indicate dell’olio essenziale di Dragoncello perché può esercitare una forte azione eccitante sul sistema nervoso, inoltre si ricorda di non somministrare preparati a base di Dragoncello durante la gravidanza, poiché agisce sull’utero stimolandone le contrazioni.

In cucina

Le foglie di Dragoncello sono ottime per insaporire il pesce, il pollo, le zuppe, le pietanze a base di uova, le salse e il condimento per l’insalata, è un elemento importante delle fines herbes, insieme a Prezzemolo e Cerfoglio, è impiegato per aromatizzare l’aceto, la béarnaise, la salsa tartara e la salsa olandese, è aggiunto alle marmellate, ai sottaceti e alle mostarde, infine le foglie congelate in cubetti di ghiaccio servono ad aromatizzare bevande servite fredde.

CURIOSITÀ

Il nome latino deriva da dracunculus, che significa “piccolo drago”, l’origine di questo nome è da ricercarsi nel fatto che la pianta era considerata un antidoto contro i morsi di serpenti e di altri animali velenosi.